Martedì della Settimana del Tempo Pasquale [Italiano]

San Paolo che riceve l'addio dei sacerdoti di Efeso. Galloche, Luigi (Parigi, 1670 - Parigi, 1761)

Il Coraggio degli Addii e la Certezza della Presenza

Letture della Messa: At 20, 17-27; Salmo 67/68; Gv 17, 1-11a

Continuiamo il nostro cammino in questa settima settimana del tempo pasquale, un tempo sospeso in cui la Chiesa ci invita ad abitare l'attesa dello Spirito Santo. Domenica scorsa abbiamo ascoltato il Cristo alzare gli occhi al cielo per affidarci al Padre, ricordandoci questa promessa essenziale: non siamo orfani abbandonati al caso della storia.

Oggi, i testi della messa ci fanno entrare nel realismo di questa confidenza. Seguire Cristo non significa beneficiare di un'assicurazione contro le difficoltà della vita, ma imparare un modo nuovo di attraversare le separazioni e le incertezze. Vediamo Paolo e Gesù al momento degli addii, due uomini in piedi di fronte al loro destino, perché sanno che la loro esistenza è ancorata a una fedeltà che supera gli orizzonti visibili.

Primo Punto: La libertà di dare tutto e di non trattenere nulla

La prima lettura ci mostra san Paolo a Mileto, mentre convoca gli anziani di Efeso per quello che sarà il suo discorso d'addio. È un testo di un'umanità travolgente, in cui Paolo non parla come un teorico, ma consegna il suo cuore. Ricorda come ha servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove, ma ciò che colpisce nel suo atteggiamento è la sua immensa libertà interiore. Dice di essere costretto dallo Spirito a recarsi a Gerusalemme, pur sapendo che catene e tribolazioni lo attendono. Il segno di una vita veramente abitata dallo Spirito Santo non è il comfort esteriore, ma la pace interiore in mezzo all'incertezza.

Paolo aggiunge una frase che dovrebbe scardinare le nostre logiche di segurança: « non stimo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa... » Umanamente, sarebbe naturale cercare di preservare la nostra vita, la nostra reputazione, il nostro comfort; calcolare i rischi, prevedere ciò che ci può accadere, ecc., ma Paolo ha lasciato presa, la sua vita non gli appartiene più, è diventata un dono! Il segreto della pace non consiste nell'evitare la sofferenza, ma nel trovare una ragione di esistere che sia più grande della nostra stessa sopravvivenza. Quando accettiamo che la nostra esistenza sia consumata per il Vangelo, le minacce del mondo perdono il loro potere su di noi: Paolo può partire in lacrime, ma parte libero, perché non ha trattenuto nulla per se stesso.

Secondo Punto: L'Ora della verità e la vita come relazione

Questo distacco eroico di Paolo trova la sua fonte e la sua pienezza in ciò che ci dice l'Evangelo di Giovanni di oggi, dove Gesù alza gli occhi al cielo e dice: « Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te ». Per il mondo, l'ora di Gesù è l'ora del fallimento totale, quella del tradimento e della Croce. Ma per Dio, quest'ora è quella della gloria, perché è il momento in cui l'amore si manifesta nella sua purezza assoluta, senza alcun calcolo. La gloria di Dio non risiede in una potenza che schiaccia, ma in un amore che si dona fino al limite della vulnerabilità.

Gesù definisce poi la via eterna in un modo che ribalta tutte le nostre rappresentazioni: « questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato ». Spesso pensiamo che la via eterna sia una questione di durata, una sorta di tempo infinito dopo la morte... ma qui Gesù ci dice che la vita eterna è una questione di relazione. Conoscere, nel Vangelo di Giovanni, significa amare, entrare in una profonda intimità.

Quindi, la vita eterna non è una ricompensa futura, è una qualità di presenza che comincia qui e ora, quando usciamo dal nostro isolamento per entrare nell'amicizia di Cristo. Se oggi vivete sapendo di essere amati dal Padre, siete già entrati nell'eternità; la morte non potrà distruggere nulla di questo legame, non farà altro che renderlo pienamente visibile.

Terzo Punto: Abitare il mondo a partir dal Cielo

La fine della preghiera di Gesù ci ripone davanti alla nostra missione quotidiana: « Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te ». È la tensione della nostra esistenza cristiana: rimaniamo nel mondo, con i suoi rumori, le sue bollette, le sue violenze e le sue fatiche; Gesù non ci toglie dalla realtà concreta, ma prega per noi perché gli apparteniamo. Dice al Padre: « tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro ».

Ecco la nostra vera protezione: noi siamo il terreno in cui Gesù viene glorificato. Il cristiano è colui che viene lasciato nel mondo per esservi il riflesso di un'altra patria. Se i discepoli hanno potuto rimanere in piedi dopo la partenza di Gesù, e se Paolo ha potuto camminare verso le suas catene a Gerusalemme, è perché sapevano di essere sostenuti da questa preghiera costante del Figlio davanti al Padre. Non siamo orfani che devono difendersi da soli contro l'avversità, ma siamo avvolti da un amore che ha preceduto la creazione del mondo. La nostra presenza in questo secolo non è una condanna, è un'ambasciata della grazia.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola della Liturgia di questo martedì ci invita a una profonda conversione del nostro sguardo sul futuro e sulle nostre paure quotidiane.

  • In primo luogo, accettiamo di lasciare il controllo. Qual è la situazione o la relazione che cercate di trattenere per paura del domani? Come Paolo davanti agli anziani di Efeso, accettate di rimettere questa realtà nelle mani dello Spirito Santo. Dite a voi stessi che non sapete cosa vi aspetta, ma sapete Chi vi aspetta. La pace inizia dove finisce il nostro bisogno di controllare tutto.

  • In secondo luogo, nutrite la vita eterna nel momento presente. Non vivete la vostra fede come un semplice elenco di obblighi morali in vista del paradiso. Prendetevi il tempo, in mezzo alle vostre attività, in macchina o durante i lavori domestici, di rivolgervi al Signore per coltivare questa conoscenza intima: un semplice sguardo interiore, una parola d'amore silenziosa rivolta a Gesù trasforma il tempo ordinario in una dimora eterna.

  • Infine, siate testimoni della gratuità. Il mondo funziona in base alle prestazioni e all'interesse. Oggi, scegliete di compiere un'azione, di rendere un servizio o di dire una parola gentile senza aspettarvi nulla in cambio, semplicemente perché appartenete a Cristo. È in questo modo che il Figlio viene glorificato in noi, e che la nostra vita quotidiana diventa una predicazione vivente.

Preghiera

Signore Gesù, Ti ringrazio per la força e la lucidità della Tua preghiera. Grazie perché alzi gli occhi al cielo per me, in ogni istante, davanti al Padre. Ti affido le mie paure del futuro, le mie resistenze davanti al distacco e il mio bisogno ansioso di controllare tutto. Donami il coraggio di san Paolo per saper avanzare là dove il Tuo Spirito mi conduce, anche quando il cammino è oscuro.

Spirito Santo, vieni ad allargare il mio cuore perché io impari a vivere della vita eterna fin da oggi. Purifica il mio sguardo perché Ti riconosca nel cuore delle mie attività ordinarie. Non lasciarmi vivere come un orfano, ma radica in me la certezza della mia appartenenza filiale.

Padre, tutto ciò che è mio è Tuo. Ti affido la mia giornata, le mie gioie, le mie fatiche e le mie lacrime. Fa' che io sia un testimone della Tua grazia in questo mondo, sans mai lasciarmi assorbire dalle sue angosce. Che la mia vita Ti glorifichi e manifesti la Tua presenza invisibile a coloro che Ti cercano. Amen.

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