Sesta Domenica di Pasqua [Italiano]

Finestra della Basilica di San Pietro, Vaticano

[It] La fine dell’essere orfani: abitare lo Spirito di Verità

Letture della Messa: At 8, 5-8.14-17; Salmo 65/66; 1 Pt 3, 15-18; Gv 14, 15-21

Primo Punto: La gioia della Samaria o lo sblocco della vita

Nella prima lettura, vediamo Filippo arrivare in Samaria. La Samaria, per un credente dell'epoca, è il luogo della confusione, della marginalità, degli infedeli. Eppure, è proprio lì che esplode la gioia. Perché? Perché Filippo non viene per accusarli, non viene con una nuova filosofia, ma con il Cristo. Il testo ci dice che: «Molti posseduti erano liberati dagli spiriti impuri, che uscivano emettendo alte grida. Molti paralizzati e storpi furono guariti».

Spiritualmente, questo parla di noi. Infatti, quante volte ci sentiamo "paralizzati" nelle nostre decisioni, o "zoppi" nel nostro modo di amare? Sappiamo cosa dovremmo fare, ma non ci riusciamo. Il messaggio di Filippo, quando passava e annunciava Gesù, liberava queste persone che erano bloccate. Ma attenzione, manca ancora qualcosa di essenziale: queste persone sono battezzate, ma non hanno ancora ricevuto lo Spirito Santo. Occorre che la Chiesa invii Pietro e Giovanni per imporre loro le mani, potremmo dire, per confermarli (la Cresima).

È un'immagine forte perché rivela un altro aspetto importante della nostra vita: si può essere "in regola", battezzati, essere dei "buoni cristiani", eppure vivere come se il motore non fosse acceso. Abbiamo la struttura, abbiamo la conoscenza, ma non abbiamo ancora il Fuoco. Ricevere lo Spirito significa passare da una religione imparata a una vita abitata. È questo passaggio che trasforma la città in un luogo di "grande gioia". Consapevoli che la gioia cristiana non è l'assenza di problemi, ma la fine del blocco interiore, la celebrazione di essere finalmente liberi.

Secondo Punto: L’equivoco dell’amore e dei comandamenti

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù dice una frase che può sembrarci, a prima vista, molto contrattuale: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». Il problema è che spesso tendiamo a leggere questo al contrario, come se Gesù ci dicesse: «Se mi obbedisci, ti amerò». Sarebbe una catastrofe! Dio non è un mercante che baratta il suo amore con la nostra condotta.

In realtà, il Cristo ci dice l'esatto contrario. Qui Egli vuole dirci che il comandamento è il termometro dell'amore, e non la sua condizione. Se ami qualcuno, non ti chiedi "cosa sono obbligato a fare per lui?". Al contrario, cerchi naturalmente ciò che gli fa piacere: e questo si impone su di noi spontaneamente, liberamente. Osservare i comandamenti non è obbedire a leggi esteriori, ma proteggere un legame. È come in uno spartito musicale: le note e le regole non sono lì per imprigionare il musicista, ma per permettergli di creare bellezza. Infatti, se esci dallo spartito, fai rumore, non musica. Custodire la Parola significa rimanere nella musica di Dio, e l'amore è quella forza che rende l'obbedienza praticabile, facile. Non si osservano i comandamenti per essere amati, li si osserva perché abbiamo scoperto di esserlo già.

Terzo Punto: L’altro Difensore o Colui che intercede per noi

Gesù promette di inviare «un altro Difensore». La parola greca è Paraclito, colui che viene chiamato al proprio fianco. Si tratta di un'immagine giuridica molto forte. Immaginate di essere davanti al tribunale della vostra vita. Guardate i vostri fallimenti, le vostre codardie, i vostri peccati, al punto da condannarvi da soli; e anche il mondo vi condanna o vi ignora. È precisamente lì che interviene il Difensore.

Lo Spirito Santo non è una vaga forza energetica, è Colui che viene a stare al tuo fianco per dire la verità su di te: ti fa comprendere nel profondo che non sei la somma dei tuoi errori, ma sei un figlio di Dio amato. Lo Spirito è il Difensore perché ci difende dalla menzogna della disperazione. Egli è lo Spirito di Verità, e la Verità, secondo il Vangelo, non è un elenco di concetti, ma una Persona. Il mondo non può riceverlo perché non lo vede; infatti il mondo vede solo ciò che si compra, ciò che si misura, ciò che si esibisce… Lo Spirito, invece, lavora nell'invisibile, nel silenzio di una coscienza che si lascia illuminare. Egli rimane «in voi»: capite la rivoluzione? Dio non vuole più essere un monumento esterno a voi, vuole essere il vostro respiro, vuole abitare la vostra fragilità per farne la sua dimora.

Quarto Punto: La fine della condizione di orfano

«Non vi lascerò orfani». È forse una delle promesse più sconvolgenti di Gesù. L’orfano è colui che non ha più radici, colui che deve lottare da solo per esistere, colui che non ha nessuno che lo protegga. Spiritualmente, siamo spesso degli orfani: agiamo come se dovessimo portare tutto sulle nostre spalle, come se la nostra vita dipendesse solo dai nostri sforzi… È questa angoscia di essere orfani che ci rende aggressivi, possessivi e inquieti.

Gesù rompe questa orfanezza, dicendo: «Tornerò da voi», e lo ha fatto risorgendo! La sua risurrezione non è un evento del passato, ma una modalità di presenza. E poiché Egli vive, poiché Egli è vivo, anche noi vivremo. Lo Spirito è colui che ci permette di riconoscere questo legame di parentela: che siamo nel Cristo e che Egli è in noi. Tale constatazione cambia tutto il nostro rapporto con la realtà: se non sono più orfano, non ho più bisogno di dimostrare il mio valore al mondo intero; non ho più bisogno di divorare gli altri per sentirmi esistere; posso finalmente riposare nella certezza di essere figlio. È qui che si radica la speranza di cui parla san Pietro nella seconda lettura. Non ci viene chiesto di essere ottimisti, ma di «rendere ragione della speranza» che è in noi: la speranza è sapere che la solitudine è vinta dalla Presenza dell’Ospite interiore.

Quinto Punto: Manifestarsi al cuore che ama

La conclusione del Vangelo ci dà la chiave della vita mistica: Gesù dice che si manifesterà a colui che lo ama. Ci si potrebbe chiedere: perché non si manifesta in modo spettacolare a tutti? La risposta è semplice: perché Dio rispetta infinitamente la nostra libertà; Egli non si impone, si propone! Ci sono cose che si possono capire solo amando, e non si può conoscere Dio restando spettatori freddi.

Ecco il segreto dell'intimità divina: più fai spazio alla sua Parola nella tua vita concreta, più Egli diventa evidente ai tuoi occhi interiori. Non si tratta, dunque, di una questione di intelligenza intellettuale o di ragionamento, ma di intelligenza del cuore: colui che ama inizia a vedere segni dove gli altri vedono solo caso! Inizia a sentire chiamate dove gli altri sentono solo rumore. L'amore, dunque, purifica il nostro sguardo! È amando Gesù che permettiamo, che diamo spazio al Padre di trasformarci con il suo amore. È allora che diventiamo testimoni di questa luce, capaci di rispondere a chiunque ci chieda perché non siamo schiacciati dalla paura, come suggerisce san Pietro: con dolcezza e rispetto.

Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La liturgia di questa domenica ci invita a passare dall'agitazione del «fare» alla pace dell'«essere», assicurandoci che non siamo più soli. 

  • Riconoscere il Difensore: Da oggi, quando sentirete salire un rimprovero interiore, un senso di colpa o una stanchezza che vi sussurra che non siete abbastanza bravi, invocate il Paraclito, lo Spirito Santo, e ditegli: «Vieni al mio fianco, sii il mio Difensore contro i miei stessi pensieri». Lasciate che lo Spirito di Verità rimetta le cose al loro posto. 
  • Uscire dallo stato di orfano: Nelle vostre decisioni della giornata, chiedetevi: «Agisco come un orfano che ha paura di mancare di qualcosa, o come un figlio che sa di essere amato?». Provate a compiere un atto di fiducia gratuita, un abbandono semplice, ricordandovi che non siete i soli responsabili della vostra felicità.
  • L’amore nel concreto: Scegliete un comandamento di Gesù, come quello di perdonare o di servire gratuitamente, e custoditelo preziosamente oggi. Fatelo non per dovere, ma come si cura un giardino per il proprio migliore amico. Infatti, è in questo gesto concreto che Gesù si manifesterà a voi.

Preghiera

Signore Gesù, Tu che hai promesso di non lasciarci orfani, Ti rendo grazie per il dono dello Spirito Santo. Grazie per essere questa Via che mi conduce al Padre e questa Vita che scorre in me.

Spirito di Verità, vieni ad abitare nel mio cuore. Difendimi dalla menzogna della solitudine e dalla tentazione della disperazione. Insegnami a custodire la Tua Parola, non come un peso, ma come un tesoro che mi libera. Donami questa gioia della Samaria, quella che guarisce le mie paralisi e mi rimette in piedi.

Padre, fa' che io rimanga in Te come Gesù rimane in me. Che la mia vita sia una risposta d'amore alla Tua tenerezza infinita. Insegnami a rendere ragione della mia speranza con dolcezza, affinché il mondo, attraverso la mia pace, possa riconoscere che Tu sei vivo e che ci ami. Amen. 

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