Lunedì della Settima Settimana del Tempo Pasquale [Italiano]

Eustache Le Sueur, La predicazione di San Paolo a Efeso (1649)
 

La fine delle nostre illusioni e l'ancora della sua pace

Letture della Messa: At 19, 1-8 ; Salmo 67/68 ; Gv 16, 29-33

Ieri, nella settima domenica di Pasqua, siamo entrati nel segreto più prezioso di Gesù: la sua preghiera sacerdotale. Il Signore ha alzato gli occhi al cielo per affidarci al Padre, promettendoci che non saremo mai orfani in questo mondo. Ha pregato per la nostra unità, per la nostra protezione, affinché possiamo abitare il mondo senza lasciarci assorbire dalla sua logica di paura e di autosufficienza.

Oggi, in questo lunedì, la liturgia ci confronta immediatamente con il realismo della nostra condizione umana: come viviamo questa verità quando l'entusiasmo cala? Come reagiamo quando le nostre fragilità e le nostre illusioni scoppiano alla luce del sole? Il cammino della fede non è un'ascesa eroica che compiamo con le nostre sole forze, ma il consenso quotidiano a una presenza che ci precede e che ha già vinto tutto ciò che ci spaventa.

Primo Punto: La trappola di una fede senza il Fuoco

Nella prima lettura degli Atti degli Apostoli, san Paolo arriva a Efeso e incontra un piccolo gruppo di credenti, e pone loro una domanda che dovrebbe risuonare nella nostra coscienza ogni mattina: «Quando siete diventati credenti, avete ricevuto lo Spirito Santo?». La risposta di questi uomini è sconcertante per sincerità: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Eppure erano discepoli, cercavano di fare del bene. Paolo allora chiede loro quale battesimo abbiano ricevuto, ed essi rispondono: «Quello di Giovanni il Battista».

Comprendiamo bene cosa significa per noi, oggi. Il battesimo di Giovanni è il battesimo della buona volontà, della conversione morale, dello sforzo umano. Lo si può riassumere come la religione di colui che dice a se stesso: «Farò dei tentativi, correggerò i miei difetti, obbedirò alle regole affinché Dio sia contento di me». Ovviamente si tratta di un percorso nobile, ma è terribilmente secco, perché produce cristiani stanchi, tesi, che portano la fede come uno zaino pieno di doveri. Vivere la propria fede unicamente come una morale di miglioramento personale, sans l'esperienza dello Spirito Santo, significa esaurirsi a scavare un pozzo senza mai toccare la sorgente d'acqua viva.

Paolo allora spiega loro che Giovanni preparava il posto per Gesù. E così, non appena ricevono il battesimo nel nome del Signore Gesù e Paolo impone loro le mani, lo Spirito Santo scende su di loro: la loro vita cambia radicalmente; si mettono a parlare in lingue e a profetizzare. Il dono dello Spirito non è un'opzione per cristiani d'élite, è l'accensione del motore della vita cristiana. Lo Spirito Santo è precisamente quella linfa di cui Gesù parlava, quel Difensore promesso che ci guarisce dalla nostra mentalità da orfani. Senza di Lui, rimaniamo artigiani della nostra santità e finiamo per scoraggiarci davanti all'ampiezza delle nostre debolezze. La vita spirituale non comincia con quello che facciamo per Dio, ma con la nostra accettazione di ricevere ciò che Dio vuole fare in noi.

Secondo Punto: Il miraggio del nostro fervore

Questo passaggio da una fede basata sulle nostre forze a una fede ricevuta come dono ci illumina direttamente sulla scena del Vangelo di oggi, dove i discepoli sentono Gesù parlare chiaramente, senza immagini, ed esclamano con grande sicurezza: «Ecco, adesso parli chiaramente... per questo crediamo che sei uscito da Dio». In effetti, sono sinceri, traboccano di entusiasmo; hanno l'impressione che la loro fede sia finalmente solida e imbattibile, perché hanno capito intellettualmente ed emotivamente chi è Gesù.

Ma la risposta di Gesù è di un realismo dirompente, quasi ironica, ma intrisa di un'immensa compassione: «Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è venuta, in cui sarete dispersi ciascuno per conto suo e mi lascerete solo». Gesù non convalida il loro entusiasmo passeggero, perché in effetti sa di cosa è fatto l'uomo, sa bene che il nostro fervore sensibile è come la cera che si scioglie davanti al fuoco, per riprendere le parole del salmista di oggi. Finché tutto va bene, finché la presenza di Gesù è consolante, è facile dire «Io creo»; ma non appena l'oscurità della Passione si avvicinerà, questo slancio crollerà e ciascuno penserà prima di tutto a salvare la propria pelle.

Il grande pericolo della nostra vita spirituale è confondere l'intensità dei nostri sentimenti religiosi con la solidità della nostra fede. Se la nostra sicurezza riposa sulla nostra capacità di essere fedeli, di essere perfetti, di provare sempre devozione, forti emozioni... allora andremo di fallimento in fallimento. Fortunatamente Cristo ci destabilizza da questa illusione, ci mostra che la nostra fede umana è strutturalmente fragile e incline alla dispersione. Tuttavia, notate lo scopo di questo avvertimento: Gesù non dice questo per colpevolizzarli o per spegnere la loro gioia; lo dice per liberarli dal peso di dover essere degli eroi. La nostra pace non dipenderà mai dalla nostra perfezione nell'amare Gesù, ma dalla nostra fiducia assoluta nel fatto che Lui ci ama perfettamente in mezzo alle nostre mancanze.

Terzo Punto: L'ancora della vittoria nel cuore del combattimento

E Gesù conclude il Vangelo di oggi con questa frase che è il faro del nostro tempo pasquale: «Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». È qui che si realizza la preghiera della domenica precedente. Siamo nel mondo, e Gesù è concreto, non ci nasconde nulla: nel mondo c'è sofferenza, tribolazione, pressione per farci entrare nello stampo dell'angoscia e della rivalità. Cristo non è un venditore di illusioni che ci promette una vita anestetizzata, senza problemi.

La pace, dunque, che Gesù ci propone è di tutt'altra natura: è una pace che si vive «in Lui». La Pace di Gesù non è l'assenza di tempesta all'esterno, ma la Presenza di un'ancora invisibile all'interno. Gesù dice: «Io non sono solo, perché il Padre è con me». Ecco il segreto della sua pace, e questo segreto Egli lo condivide con noi. E possiamo ben appropriarci di questa pace perché in effetti siamo battezzati nel Suo Nome; e perché lo Spirito Santo abita in noi, la solitudine è vinta: non siamo più isolati che devono difendersi da un mondo ostile! La pace cristiana è la tranquilla certezza che Cristo ha già attraversato e vinto tutto ciò che cerca di distruggerci oggi.

E quando Gesù dice «Io ho vinto il mondo», usa un tempo verbale che significa che la Sua vittoria è definitiva, permanente. A noi Gesù vuole ricordare che il principe di questo mondo è già giudicato, la morte è già abbattuta. Le sofferenze, allora, che incontriamo nel nostro quotidiano — le tensioni familiari, le fatiche professionali, i dubbi interiori — non sono i segni che il male sta vincendo, ma i sussulti di un nemico che ha già perso. Lo Spirito Santo che Paolo invoca con l'imposizione delle mani agli Efesini è precisamente questa forza di vittoria: ci dà il coraggio di non tacere, di non fuggire, ma di abitare il mondo con la dignità dei re. Non combattiamo per ottenere la vittoria; in effetti, combattiamo a partire da una Vittoria già acquisita sulla Croce e manifestata il mattino di Pasqua.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola di questo lunedì ci invita a una profonda semplificazione spirituale. Ci chiama a deporre i nostri fardelli di orfani per ricevere la forza dei figli di Dio. Vi propongo tre punti per il vostro cammino di fede:

  • In primo luogo, rinunciamo alla religione dello sforzo solitario. Guardate la vostra vita oggi e chiedetevi: ci sono aree in cui vi esaurite per essere perfetti con i vostri soli mezzi, come i discepoli di Efeso con il battesimo di Giovanni? Che sia nella vostra coppia, nel vostro lavoro o nella vostra vita di preghiera, fermatevi e invocate lo Spirito Santo prima delle vostre attività e prima di prendere decisioni. DiteGli: «Smetto di voler gestire tutto da solo. Vieni a prendere il comando, vieni a essere la mia forza». Permettete alla grazia di precedere i vostri muscoli.

  • In secondo luogo, non lasciatevi scoraggiare dalle vostre dispersioni. Se oggi vi sorprendete a essere distratti, fragili, o se il vostro fervore si è raffreddato, non oscillate nel panico: Gesù sapeva già che sareste stati dispersi, la vostra fragilità non è una sorpresa per Lui. Non guardate alla povertà della vostra fede, ma fissate i vostri occhi sulla fedeltà di Gesù. Spostate il centro della vostra sicurezza, cioè uscite dall'illusione della vostra forza per ancorarvi nella Sua misericordia.

  • Infine, abitate la pace del Vincitore. Di fronte alle cattive notizie, alle angosce della giornata o alle provocazioni del mondo, ripetete questa frase come un ritornello interiore: «Coraggio, Egli ha vinto il mondo». Questa certezza deve dare alle vostre scelte, alle vostre parole e ai vostri sorrisi una libertà totale. Non avete nulla da dimostrare, nulla da perdere, perché appartenete a Colui che conduce la storia verso la sua pienezza.


Preghiera

Signore Gesù, ti ringrazio per la verità della tua Parola che mi libera dalle mie stesse illusioni. Ti affido il mio desiderio di essere forte, il mio entusiasmo fragile e la mia tendenza a voler mi salvare con i miei sforzi, alla maniera del battesimo di Giovanni. Vieni a visitare i miei momenti di scoraggiamento e di aridità spirituale.

Spirito Santo, soffio di vita e di fuoco, vieni su di me oggi. Apri la mia mente e rendimi attento alla tua presenza. Non lasciarmi vivere come un orfano che deve portare tutto sulle spalle, ma ricordami in ogni momento che sono un figlio amato, abitato dalla tua forza.

Padre, mi riposo nella tua santa dimora. So che nel mondo dovrò soffrire e attraversare tempeste, ma mi rifiuto di tremare. Mi ancoro nella vittoria di tuo Figlio. Che la sua pace, che il mondo non può né dare né togliere, custodisca il mio cuore e i miei pensieri nella gioia del Risorto. Amen.

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