Lunedì, VIII Settimana del Tempo Ordinario. Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa - Memoria [Italiano]
| Rogier van der Weyden : Triptyque de la Crucifixion entre 1443 et 1445 |
La maternità che guarisce la storia
Letture della Messa: Gn 3, 9-15.20 ; Salmo 86/87 ; Gv 19, 25-34
Ieri festeggiavamo la Pentecoste, quell'irruzione del Soffio divino che rompe le nostre porte sbarrate, attraversa le nostre paure e ricrea la nostra interiorità. Oggi, la Chiesa ci conduce ai piedi della croce, per festeggiare Maria, Madre della Chiesa. Esiste un legame segreto e profondo tra il Soffio della Pentecoste e la presenza di Maria al Calvario: lo Spirito Santo ci viene dato affinché non siamo più schiavi della paura, e Maria ci viene data affinché abbiamo una casa, un volto materno dove imparare a vivere come figli di Dieu.
1. Dal nascondiglio alla Croce: la paura superata
Per comprendere la bellezza del Vangelo di oggi, dobbiamo fare un grande salto all'indietro, fino al libro della Genesi (prima lettura), per estrarne un contrasto sorprendente. Infatti, nella Genesi, dopo la caduta, l'uomo sente la voce di Dio e la sua prima reazione è la fuga: «mi sono nascosto perché ho avuto paura» ; il senso di colpa produce immediatamente l'isolamento. È molto interessante notare la descrizione del testo: l'uomo si nasconde dietro gli alberi, poi inizia ad accusare la donna, che a sua volta accusa il serpente. La sapienza di questo testo descrive perfettamente l'atteggiamento umano quando siamo feriti dal peccato o dal rimpianto: ci chiudiamo, fuggiamo dallo sguardo di Dio e rompiamo la comunione con gli altri.
In opposizione a questo atteggiamento di fuga, San Giovanni, nel Vangelo di oggi, ci mostra la scena fortissima del Calvario: «accanto alla croce di Gesù stavano sua madre e il discepolo che egli amava». Il testo greco descrive bene l'atteggiamento di Maria, utilizza il verbo Εἱστήκεισαν (eistékeisan), che viene da ἵστημι (histemi), che significa mantenere, sussistere, essere, stare in piedi, fermo, stabile: lì dove il primo uomo fuggiva di fronte alla verità della sua condizione, Maria resta in piedi di fronte al dramma, di fronte alla morte e all'incomprensibile sofferenza di suo Figlio; lei non fugge, non si nasconde. Maria, infatti, assume il vuoto e il dolore. Ecco dunque il primo insegnamento di questa festa: la vita cristiana non consiste nell'evitare la sofferenza attraverso "piroette spirituali", ma nell'imparare, con Maria, a restare in piedi là dove la vita fa male, sicuri che Dio vi prepara una novità.
2. Il dono della Madre: l'adozione nel cuore della ferita
È in questo momento di totale spogliazione che Gesù compie un atto che cambia tutto: «Gesù, vedendo sua madre e il discepolo, disse: Donna, ecco tuo figlio. Poi al discepolo: Ecco tua madre». Gesù non compie qui un semplice gesto di pietà filiale per assicurare una compagnia a sua madre, ma quello che Gesù fa è un atto di generazione spirituale. Chiamando sua madre Donna, Gesù ci rimanda direttamente alla profezia della Genesi, a quella discendenza della donna che schiaccerà la testa del serpente: Eva era la madre dei viventi secondo la carne, ma la sua storia è iniziata con una fuga, mentre Maria diventa la nuova Eva, la vera Madre di tutti i viventi secondo lo Spirito.
Il discepolo amato, che non viene nominato nel testo, è ciascuno di noi. Nel momento in che Gesù si prepara a consegnare il suo spirito, ci alloggia nel cuore di sua Madre. Ci dona sua Madre perché sa che, per attraversare le crisi dell'esistenza e non soccombere alla tentazione di nascondersi come Adamo, abbiamo bisogno di una madre: una madre che non offre teorie sul dolore, ma che ci dona la sua presenza. Ricevere Maria come madre significa accettare che la nostra fede non sia un'ideologia astratta, ma una relazione vissuta nel cuore di una famiglia, vale a dire, la Chiesa.
3. Prendere Maria con sé: lo spazio dell'interiorità
Un dettaglio capitale di questo Vangelo è l'atteggiamento del discepolo amato: «da quell'ora il discepolo la prese con sé». In greco, l'espressione è ancora più forte: εἰς τὰ ἴδια (eis ta idia), significa letteralmente che la prese nella sua proprietà, nel suo proprio bene, nella sua intimità o, ancora, nel suo spazio più interiore. Questo significa che il discepolo non le ha semplicemente aperto la porta della sua casa fisica, le ha aperto il suo cuore, la sua storia, i suoi combattimenti e le sue debolezze.
Prendere Maria con sé significa affidarle le nostre zone d'ombra, le nostre ferite di rifiuto, le nostre incapacità di amare… Significa permetterle di introdurre la sua pace e la sua fiducia là dove siamo tentati dallo scoraggiamento. Come ci dice il salmista oggi, «si chiama Sion: "Madre mia!" perché in essa ogni uomo è nato». La Chiesa – di cui Maria è l'immagine – è questa città santa, questa comunità di fratelli dove Maria vigila sulla crescita della vita divina in noi. Maria è colei che ci aiuta a trasformare i nostri spazi di solitudine in luoghi di comunione, perché ci mette in comunione con Gesù facendo di noi una famiglia.
Conclusione e applicazione per la nostra giornata
La memoria di Maria, Madre della Chiesa, scuote i nostri modi spesso troppo cerebrali e inquadrati di vivere la fede. Infatti, ci ricorda che il cristianesimo è una questione di relazioni, una nascita continua. Tutti portiamo una ferita, una stanchezza o una situazione che ci fa venire voglia di fare come Adamo: nasconderci, chiudere la porta, accusare gli altri o compiacerci nel senso di colpa.
L'applicazione concreta per la nostra vita è imitare il discepolo amato: smettiamo di voler risolvere i nostri combattimenti spirituali da soli, con la sola forza della nostra volontà. Facciamo entrare Maria nella nostra realtà fin da oggi! Di fronte a una tensione familiare, a un'angoscia professionale o a una ricaduta in un vecchio peccato, ci prendiamo un istante per dirle: «Maria, ti prendo con me in questa situazione precisa. Vieni a mettervi il tuo silenzio, la tua dignità e la tua fiducia.» E ricordiamoci che lei è Madre della Chiesa, e noi siamo questa Chiesa: perché Maria è con me, ho anche dei fratelli e delle sorelle al mio fianco! Ed è così che lasciamo lo Spirito Santo agire in noi, affidandoci a Colei che lo ha pienamente accolto.
Preghiera
Maria, mia Madre e Madre della Chiesa, ti apro oggi le porte della mia intimità. Ti prendo con me, nelle mie gioie ma soprattutto nelle mie povertà, nei miei dubbi e nelle mie ferite. Insegnami a restare in piedi ai piedi delle croci della mia esistenza, senza fuggire, senza accusare, ma con la certezza che nulla è lontano dallo sguardo di Dio e che a Lui nulla è impossibile. Serviti della mia vita per far crescere la comunione intorno a me, e custodiscimi sempre rannicchiato sotto il manto della tua tenerezza. Amen.
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