Martedì, VIII Settimana del Tempo Ordinario; S. Filippo Neri, sacerdote - Memoria [Italiano]

La vocazione di san Matteo da Caravaggio (verso il 1599-1600, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Roma)

L'illusione del calcolo e la libertà del centuplo

Letture della Messa: 1 Pt 1, 10-16; Salmo 97/98; Mc 10, 28-31

L'atmosfera dei giorni che seguono la Pentecoste e la memoria di Maria, Madre della Chiesa, ci reimmergono nel quotidiano del Tempo Ordinario; eppure, questo tempo non ha nulla di banale. Domenica scorsa, il Soffio di Dio veniva a scardinare le nostre porte sbarrate per ricrearci; ieri, Maria ci insegnava a restare in piedi ai piedi della croce, trasformando la solitudine in comunione. È su questo sfondo di rigenerazione che la liturgia di oggi viene a interrogare le nostre motivazioni profonde. Cristo non si è accontentato di liberarci dalle nostre prigioni interiori perché tornassimo ai nostri piccoli calcoli di redditività spirituale, Egli ci chiama a un'avventura di libertà che scuote il nostro bisogno di controllo.

1. La tentazione del bilancio e l'impazienza dei nostri meriti

La reazione di Pietro nel Vangelo di oggi è profondamente umana e, ammettiamolo, ci somiglia molto. Infatti, Pietro ha appena visto il giovane ricco andarsene tutto triste perché non è riuscito a lasciare i suoi molti beni. Allora, guarda le sue mani, guarda i suoi compagni, e sente il bisogno di tracciare un bilancio contabile davanti a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Dietro questa affermazione c'è una domanda muta, un grido che tutti lanciamo quando abbiamo l'impressione di aver fatto dei sacrifici per Dio: Cosa ci guadagno? Ne vale la pena? Pietro, dunque, cerca una convalida, una garanzia che il suo investimento affettivo e materiale sia redditizio.

È qui che la prima lettura di san Pietro assume oggi tutta la sua importanza. L'apostolo, ormai maturo, scrive più tardi alle prime comunità cristiane che la salvezza che essi vivono oggi era oggetto di intense ricerche da parte dei profeti. Questi uomini del passato cercavano di comprendere le circostanze della salvezza, ma sapevano di lavorare per il futuro, per una grazia che non apparteneva a loro: infatti, non erano nel «calcolo immediato» del proprio interesse. San Pietro, allora, ci invita a disporre la nostra mente, a restare sobri e a smettere di conformarci ai desideri di un tempo, cioè a quella mentalità pagana che vuole possedere, controllare e contabilizzare le nostre vite. Ecco allora il primo ostacolo per entrare nella novità di Dio: quello di voler tenere i conti dei nostri stessi meriti.

2. La logica del distacco: lasciare per ricevere

Tornando al Vangelo, la risposta di Gesù a Pietro è di una tenerezza straordinaria, ma opera anche uno spostamento radicale. Infatti, Gesù non rimprovera l'audacia di Pietro, ma allarga il suo orizzonte elencando ciò che bisogna accettare di perdere: case, fratelli, sorelle, madre, padre, figli, campi. Ovviamente non si tratta di un disprezzo per la famiglia o per il creato, ma di una diagnosi del nostro cuore. Le cose che Gesù elenca sono precisamente quelle in cui cerchiamo le nostre sicurezze fondamentali: i beni immobili, i legami di sangue, la discendenza, la patria… sono i nostri nidi, i nostri rifugi. Finché ci aggrappiamo a queste realtà per trarne la nostra identità, restiamo prigionieri di una paura panica della mancanza.

Cristo ci chiede di rinunciare non per impoverirci, ma perché le nostre mani sono troppo piene per ricevere ciò che Egli vuole donarci. La fede comincia quando accettiamo di rischiare le nostre certezze umane sulla base di una promessa. È l'atteggiamento stesso di san Filippo Neri, che festeggiamo oggi, questo grande santo che ha lasciato tutto per percorrere le strade di Roma, senza denaro, senza piani di carriera, spinto unicamente dal fuoco dello Spirito. San Filippo Neri aveva capito che il vuoto creato dalla rinuncia volontaria non è un baratro di frustrazione, ma lo spazio necessario affinché Dio possa finalmente riversarvi la sua pienezza.

3. Il mistero del centuplo e la realtà delle persecuzioni

Gesù promette il centuplo «già in questo tempo», e questo dettaglio cambia tutto. Dobbiamo convincerci che il cristianesimo non è una religione della frustrazione terrena in vista di una ricompensa post-mortem: Gesù dice chiaramente che il centuplo comincia qui e ora! Quando si lascia una casa o una famiglia per il Cristo – per realizzare una vocazione, sposarsi o consacrarsi a un servizio –, non si diventa eremiti inariditi; al contrario, si scopre un modo di amare e di essere amati che è infinitamente più vasto. Colui, dunque, che entra nella logica del Vangelo trova fratelli, madri e case ovunque si trovi la Chiesa. La logica del Vangelo è quella in cui le relazioni non si fondano più sul possesso o sul bisogno dell'altro, ma sulla libertà dello Spirito: si riceve cento volte tanto, perché si comincia finalmente a godere delle persone e delle cose senza volerle consumare o trattenere.

Tuttavia, Gesù introduce una clausola sorprendente nel suo contratto di sovrabbondanza: «insieme a persecuzioni». Gesù è realista! Le persecuzioni non sono un incidente di percorso o una punizione; fanno parte del centuplo. E perché? Perché il mondo non sopporta l'esistenza di uomini e donne liberi e incorruttibili. La persecuzione, infatti, mette alla prova il nostro distacco; verifica se amiamo il Cristo per Se stesso o per i benefici secondari che traiamo dal seguirLo; purifica la nostra gioia affinché non dipenda più dalle circostanze esterne, ma dalla certezza di essere amati da Dio. È questa misteriosa alleanza tra il centuplo e la prova che permette a Gesù di concludere con questa sentenza che capovolge le nostre scale sociali: Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno i primi.

Conclusione e applicazione per la nostra giornata

Possiamo dire che la liturgia di oggi scuote le nostre agende e le nostre priorità concrete; passiamo gran parte delle nostre giornate a calcolare, pianificare, valutare i nostri sforzi e ad aspettare ritorni sull'investimento, sia nella nostra vita professionale, affettiva o persino spirituale. Ci esauriamo nel voler essere i primi, nel rendere sicure le nosre posizioni per paura di perdere ciò che possediamo.

L'applicazione pratica per la nostra vita è identificare ciò che rifiutiamo di lasciare per mancanza di fiducia: qual è quella casa, quell'opinione, quel bisogno di riconoscimento o quella ferita a cui ci aggrappiamo e che ci impedisce di avanzare? Oggi, scegliamo la libertà! Osiamo compiere un atto di totale gratuità: rendiamo un servizio senza aspettarci nulla in cambio, facciamo un dono anonimo, o rinunciamo ad avere l'ultima parola in una discussione… Sull'esempio di san Filippo Neri, lasciamo da parte la gravità eccessiva di coloro che si prendono troppo sul serio e calcolano tutto; accettando di perdere un po' del nostro ego, faremo l'esperienza concreta che Dio non si lascia mai battere in generosità e che la sua gioia comincia là dove i nostri calcoli finiscono.

Preghiera

Signore Gesù, Come Pietro, mi sorprendo così spesso a tenere i conti dei miei sacrifici, ad aspettare che Tu riconosca i miei sforzi e a sospirare dietro a delle garanzie. Perdona il mio cuore da contabile, perdona la mia paura di mancare che mi spinge ad aggrapparmi alle mie piccole sicurezze materiali e affettive.

Oggi, voglio ascoltare la Tua promessa del centuplo non come una teoria, ma come una realtà per la mia vita. Donami la grazia del distacco. Insegnami a lasciare ciò che trattengo per timore, affinché le mie mani siano finalmente libere di accogliere la Tua sovrabbondanza. Se il cammino della Tua sequela comporta persecuzioni, incomprensioni o rinunce, che la Tua presenza mi basti. Fa' di me un figlio obbediente e gioioso, capace di vivere questo giorno con la libertà di coloro che sanno che la loro vita è nascosta in Te e che Tu sei la mia unica e vera ricchezza. Amen. 

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