Mercoledi de la Sesta Settimana del tempo Pasquale [Italiano]

San Paolo che predicava ad Atene (cartone per la Cappella Sistina) (prima del restauro). Raffaello Sanzio Raffaello

La verità è un cammino, non una destinazione

Letture della Messa: At 17, 15.22 – 18, 1; Salmo 148; Gv 16, 12-15

Domenica scorsa, il Signore ci ha aperto il suo cuore facendoci una promessa sconvolgente: non ci lascerà orfani. Ci ha assicurato che, custodendo la sua parola, diventeremmo la dimora del Padre. Ma nel bel mezzo delle nostre giornate, tra il lavoro, le preoccupazioni e i rumori del mondo, come diventa concreta questa presenza? Come si passa da un Dio di cui si parla a un Dio che ci parla? I testi di questo mercoledì ci pongono davanti a un mistero magnifico: quello della pazienza di Dio e della nostra capacità di accogliere la verità. Non siamo recipienti da riempire di idee, siamo esseri viventi che lo Spirito conduce per mano.

Primo Punto: L'altare del vuoto e la sete dell'essenziale

Nella prima lettura vediamo San Paolo nel mezzo dell’Areopago di Atene; si trova al vertice dell'intelligenza umana dell'epoca. Gli Ateniesi hanno tutto: la filosofia, l'arte, la cultura e degli dei per ogni aspetto della vita. Eppure, Paolo nota quell’altare con una strana iscrizione: «Al dio ignoto». Ciò rivela una povertà camuffata da religione; essi confessano infatti che, con tutta la loro scienza, manca loro l'essenziale.

Tornando a noi, dobbiamo ammettere che siamo tutti un po' Ateniesi: cerchiamo di decorare le nostre vite con successi, oggetti, progetti, "dei" che ci rassicurano... Ma in fondo, resta sempre quell'altare al «dio ignoto», quel vuoto che sentiamo la sera quando cala il silenzio. Paolo viene a dirci che questo vuoto non è un difetto di fabbricazione, ma la nostra più grande dignità: è il segno che siamo fatti per Qualcuno che supera tutto ciò che le nostre mani possono fabbricare.

Dio non è lontano da ciascuno di noi, dice Paolo, Egli ci dà la vita, il respiro e l'essere. Ma il dramma è che spesso cerchiamo un Dio che ci somigli, un Dio a nostra misura, mentre Paolo ci invita a lasciarci trovare da Lui. Alla fine del suo discorso, quando Paolo parla della risurrezione, la gente lo deride, perché la ragione umana accetta volentieri l'idea di un «grande architetto» lontano, ma ha orrore di un Dio che entra nella nostra carne, che muore e che risorge. Infatti, l’uomo preferisce un Dio ignoto ma gestibile, piuttosto che un Dio vivo che ci chiede di cambiare vita. Ma lo Spirito che ci è stato rivelato domenica è proprio qui per farci compiere questo passo: passare dal concetto all'incontro.

Secondo Punto: La pedagogia del «non ancora»

Nel Vangelo, Gesù ci rivolge una frase di una tenerezza infinita: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». Abbiamo qui una confessione della pazienza di Dio, come un amico che rispetta il ritmo del nostro cuore.

Capita però che a volte siamo in rivolta contro il silenzio di Dio; vorremmo capire subito perché quella malattia, perché quel fallimento, perché questo mondo è così violento, ecc. Vorremmo la verità intera, immediatamente... Ma Gesù in questo Vangelo ci dice che «non puoi ancora portarlo», cioè, la verità senza lo Spirito Santo è solo un peso insopportabile: se Dio ci rivelasse tutto d'un colpo, ne saremmo schiacciati. La fede non è un'illuminazione magica che elimina tutte le domande, è una luce che si dona goccia a goccia, a misura che la nostra capacità di amare cresce.

Il cristianesimo non è una dottrina da ingurgitare, ma una relazione che matura. Lo Spirito Santo, quel Difensore promesso domenica, è colui che ci aiuta a «portare» la realtà: non cambia necessariamente gli eventi, ma cambia la nostra forza interiore. Egli ci insegna, infatti, a vedere negli eventi della nostra vita le tracce del passaggio di Dio. Non dobbiamo disperare se oggi abbiamo l'impressione di non capire gli eventi della nostra vita, perché lo Spirito di verità è all'opera: sta preparando il vostro cuore a portare una luce più grande domani.

Terzo Punto: Lo Spirito che guida, la guida del viaggio

Gesù non dice che lo Spirito ci «darà» la verità, ma che ci «guiderà» alla verità tutta intera; ci parla dunque di una guida che vi prende per mano. Non ci dà una mappa dicendoci «arrangiati»: Egli cammina con voi.

Lo Spirito di Verità non viene a portare nuove rivelazioni sensazionali: Gesù dice che prenderà da ciò che viene da Lui per farcelo conoscere. In altre parole, lo Spirito Santo è colui che rende le parole di Gesù «attuali». Lo Spirito Santo fa passare il Vangelo dalla carta al cuore; trasforma un testo di duemila anni fa in una parola che mi salva oggi, nella mia situazione precisa.

Il Vangelo ci dice ancora che lo Spirito Santo ci farà conoscere «le cose future». Ovviamente questo non significa che ci trasformi in veggenti o indovini, ma che ci dona il discernimento: ci aiuta a vedere dove la vita sta germogliando, anche sotto la neve delle nostre prove. «Egli mi glorificherà», dice Gesù. Lo Spirito glorifica Gesù rendendolo vivo in noi. Quando si riesce a perdonare, quando si trova la forza di sorridere nonostante il dolore, quando si serve gratuitamente, è lo Spirito che glorifica Gesù in noi: non siamo più orfani, siamo guidati! La verità tutta intera è scoprire che tutto ciò che il Padre possiede è del Figlio e che, per mezzo dello Spirito, tutto questo è condiviso con noi: il grande dono è che siamo introdotti nell'intimità stessa di Dio.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La liturgia di oggi ci invita a riconciliare la nostra sete di infinito con la nostra realtà quotidiana, a volte così stretta, e ci ricorda che non siamo persi, siamo in cammino. Come sempre, per mettere in pratica tutto questo oggi, vi propongo:

  • Innanzitutto, accettate le vostre zone d'ombra. Se non capite tutto della vostra vita spirituale o delle vostre prove attuali, non irrigiditevi, ma dite semplicemente al Signore: «Non posso ancora portarlo, ma mi fido di Te». Lasciate che lo Spirito sia la vostra guida, anche se non vedete la cima della montagna: l'assenso alla nostra fragilità è la porta d'ingresso della grazia.

  • In secondo luogo, cercate il "dio ignoto" nelle vostre attività. Paolo ha trovato un punto di contatto con gli Ateniesi nella loro cultura. Oggi, provate a vedere dove Dio si nasconde nelle vostre mansioni più ordinarie: in un gesto di pazienza al lavoro, nell'ascolto attento di un amico, nella cura dedicata alla vostra casa... Non cercate Dio solo nei templi di pietra, ma nel movimento della vostra vita: è lì che lo Spirito vuole guidarvi alla verità tutta intera, quella di un Dio che vi ama nel mezzo della vostra realtà, così com'è.


Preghiera

Signore Gesù, Ti ringrazio per la Tua pazienza verso di me. Grazie per non schiacciarmi sotto una luce troppo forte, ma di rispettare il mio ritmo e la mia fragilità. Ti affido tutte le domande del mio cuore che restano senza risposta, tutti quegli «altari al dio ignoto» che porto in me.

Spirito di Verità, divino Difensore, mi rimetto nelle Tue mani. Prendimi per mano e guidami oggi. Aiutami a portare le responsabilità, le gioie e i dolori di questa giornata. Non lasciarmi smarrire nei miei ragionamenti, ma apri la mia intelligenza alla Tua presenza discreta.

Padre, credo che tutto ciò che Tu hai appartiene al Figlio, e che Tu vuoi condividerlo con me per mezzo dello Spirito. Fa' di me un figlio riconoscente, capace di vedere la Tua gloria nelle cose più piccole. Che io non viva più come un orfano, ma come qualcuno che è guidato, amato e atteso. Amen.

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