Mercoledì della Settima Settimana del Tempo Pasquale [Italiano]

San Paolo che riceve l'addio dei sacerdoti di Efeso (1705) Galloche, Luigi

Consacrati nella verità: l'anti-trappola del lupo

Letture della Messa: At 20, 28-38; Salmo 67/68; Gv 17, 11b-19

Avanziamo in questa settima settimana del tempo pasquale, un tempo prezioso in cui la Chiesa rallenta il passo per abitare l'attesa. Domenica scorsa abbiamo ascoltato Gesù alzare gli occhi al cielo per farci entrare nella sua preghiera intima. Ci ha promesso di non lasciarci orfani, rivelandoci che la nostra esistenza è avvolta dalla tenerezza del Padre.

Oggi, la Parola di Dio ci riporta a terra, nel cuore delle realtà più concrete e a volte più dolorose della nostra vita quotidiana: l'esperienza degli addii, della vulnerabilità e della minaccia. Seguire Cristo non significa vivere in una bolla anestetizzata, significa imparare a rimanere in piedi quando le sicurezze visibili crollano e il dubbio cerca di infiltrarsi.

Primo Ponto: Il lupo di dentro e l'antidoto del dono

La prima lettura continua i saluti di Paolo agli anziani di Efeso, e in questo testo possiamo toccare con mano la forte emozione che ha manifestato. Paolo ha trascorso tre anni con questi uomini, ha versato lacrime per loro, ha lavorato con le proprie mani per non essere di peso a nessuno, e ora parte. Il suo avvertimento è di una lucidità dirompente: «... io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; persino di mezzo a voi sorgeranno uomini che parleranno di cose perverse per sviare i discepoli dietro a sé...».

Il pericolo più grande per la nostra pace interiore e per le nostre comunità non viene mai dall'esterno, ma dalle divisioni che nascono dentro di noi. Il lupo, nella Bibbia, è colui che disperde, colui che cattura l'altro per nutrire se stesso, colui che strumentalizza le relazioni a proprio vantaggio.

Di fronte a questa minaccia spirituale, Paolo non lascia un manuale di procedure o un esercito per proteggere i discepoli, ma compie un atto di pura fiducia: «Vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha il potere di edificare...» L'unica vera sicurezza di un cristiano consiste nel lasciare andare il bisogno di controllare tutto per affidarsi alla gratuità della grazia.

Per illustrare questo, Paolo cita una parola di Gesù che non è scritta in nessun altro luogo dei Vangeli: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!». Questo è l'antidoto assoluto al veleno del lupo: il lupo prende, il pastore dona. Mentre l'angoscia ci spinge a trattenere, ad accumulare e a sospettare, la grazia ci spinge ad allargare lo spazio della nostra tenda. Quando accettiamo che la nostra vita non ci appartiene più, le minacce perdono immediatamente il loro potere su di noi.

Secondo Ponto: Custoditi nel Nome per vincere l'isolamento

Questa fiducia di Paolo si radica direttamente nella preghiera sacerdotale di Gesù che continuiamo a leggere nel Vangelo di Giovanni di oggi. Il Cristo alza gli occhi al cielo e pronuncia parole che sono come uno scudo per il nostro cuore: «Padre santo, custodisci i miei discepoli nel tuo nome... perché siano una cosa sola, come noi». L'unità alla quale Gesù ci chiama non è il risultato di uno sforzo umano o di un accordo di mutua tolleranza, è una partecipazione alla vita stessa della Trinità.

La trappola del Maligno, dalla quale Gesù chiede al Padre di custodirci, è farci credere che siamo isolati, dimenticati, abbandonati a noi stessi: il Maligno vuole convincerci che siamo orfani, infrangendo così la promessa della domenica precedente.

Gesù dice di aver vegliato su di loro e che il mondo li ha odiati perché non appartengono al mondo. Il "mondo", in san Giovanni, non è la bellezza del creato, ma quel sistema di pensiero che vuole essere autosufficiente, quella logica che rifiuta la dipendenza da un Padre. Se cercate di vivere con verità, con mitezza e con purezza, avvertirete inevitabilmente un attrito con la mentalità circostante; infatti, la vostra pace sarà percepita come una provocazione da coloro che vivono nell'agitazione.

Ma il Cristo non prega affinché il Padre ci tolga dal mondo! La nostra vocazione non è fuggire in un deserto o nasconderci dietro mura di rigide certezze. La nostra vocazione è abitare il mondo, andare a fare la spesa, crescere i nostri figli, lavorare nei nostri uffici, ma essendo collegati a un'altra fonte di alimentazione: il Nome del Padre.

Terzo Ponto: Consacrati dalla Parola per essere inviati

Il culmine della preghiera di Gesù risiede in questa pressante richiesta: «Consacrali nella verità: la tua parola è verità». La parola consacrare, nella tradizione biblica, significa mettere da parte, riservare per Dio. Ma questa consacrazione cristiana ha una dinamica unica: si è messi da parte non per essere isolati, ma per essere inviati. «Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo». La santità non è una pulizia morale da proteggere dalla polvere del mondo, è un fuoco che si getta in mezzo alle macerie per riscaldare tutto.

Essere consacrati nella verità significa accettare che la Parola di Dio sia il criterio ultimo delle nostre scelte, dei nostri pensieri e delle nostre reazioni. La verità non è un'opinione di maggioranza, e nemmeno un sentimento passeggero; la Verità è Cristo stesso. Essere nella verità significa guardare la nostra vita, le nostre sofferenze e le nostre relazioni attraverso gli occhi di Gesù, e non attraverso il prisma deformante delle nostre paure.

Gesù dice che consacra Se stesso per noi; ciò significa che, con la Sua morte e risurrezione, Egli apre uno spazio dove possiamo finalmente vivere senza mentire e senza bisogno di indossare maschere per essere amati. Infatti, è questa consacrazione che ci dà lo stesso coraggio che ha avuto San Paolo. Possiamo camminare verso l'ignoto, possiamo affrontare le rotture e le lacrime, perché sappiamo che la Parola di Dio è il terreno solido su cui poggiano i nostri piedi.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Parola di questo mercoledì, dunque, ci invita a una profonda semplificazione: ci chiede di verificare dove riponiamo la nostra sicurezza e come reagiamo di fronte alle incertezze del nostro quotidiano. A partire da questa rivelazione, siamo chiamati a:

  • Identificare i discorsi del lupo. Prendetevi un momento oggi per ascoltare i vostri pensieri: ci sono voci in voi che seminano divisione, diffidenza verso gli altri o amarezza di fronte a una situazione? Questo è il discorso perverso di cui parlava Paolo. Scegliete deliberatamente di togliere la parola a questi pensieri e di affidarvi alla parola della sua grazia.

  • Praticare la gioia del dare. Di fronte all'angoscia della mancanza o al bisogno di riconoscimento, compiete oggi un atto di gratuità: donate un po' del vostro tempo, offrite un ascolto di qualità a un collega irritante o fate un favore senza che nessuno lo sappia. Sperimentate che, spendendovi per il debole, il vostro cuore diventa più leggero e più gioioso.

  • Abitare il nostro invio nel mondo. Non fuggite le difficoltà della vostra giornata lamentandovi della durezza dei tempi. Ditevi questa mattina, iniziando le vostre attività: «Gesù mi manda esattamente qui, in questo lavoro, in questa famiglia, vicino a questa persona difficile». La vostra missione non è cambiare il mondo con le vostre sole forze, ma essere in esso il riflesso dell'unità e della verità che attingete nella preghiera.


Preghiera

Signore Gesù, Ti ringrazio per la profondità della Tua preghiera che mi avvolge e mi protegge in ogni istante della mia giornata. Grazie per non lasciarmi orfano di fronte ai lupi dell'angoscia, del dubbio e della divisione che a volte si aggirano attorno al mio cuore.

Perdona le mie vigliaccherie, i miei mormorii e i miei futili tentativi di controllare tutto da solo. Vieni a visitare le mie paure del domani e le mie tristezze di fronte alle separazioni della vita. Mi rimetto nelle Tue mani e scelgo di credere che si è più beati nel dare che nel ricevere.

Spirito Santo, divino Difensore, consacrami nella verità. Fa' scendere la Tua Parola nello spessore delle mie scelte quotidiane. Non permettere che mi ritiri dal mondo per paura, ma dammi la forza di entrarvi con la Tua sicurezza e la Tua mitezza. Custodiscimi unito ai miei fratelli nel Nome del Padre, affinché la Tua gioia sia in me e sia perfetta. Amen.


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