Sabato della Sesta Settimana del Tempo Pasquale [Italiano]

Il ritorno del figliol prodigo (1668) di Rembrandt

La fine dell'essere orfani: abitare l'amore diretto del Padre

Letture della Messa: At 18, 23-28; Salmo 46/47; Gv 16, 23b-28

Arriviamo al termine di questa sesta settimana di Pasqua, ed è tempo di lasciare che la Parola decanti nella profondità della nostra esistenza. Domenica scorsa abbiamo ricevuto una promessa che è il fondamento di tutto ciò che viviamo: «Non vi lascerò orfani». Gesù ci ha parlato dello Spirito di Verità che dimora in noi, e ci ha spiegato che la prova del nostro amore non è nell'emozione, ma nel custodire la Sua Parola. Tutta questa settimana abbiamo cercato di capire come «abitare» questo cammino. Oggi, la liturgia ci fa compiere un passo ulteriore, quasi spiazzante: ci annuncia che il tempo delle immagini e delle mediazioni cede il posto a una relazione diretta e trasparente con il Padre; è il compimento del nostro battesimo.

Primo Punto: Apollo o la necessità di un aggiustamento interiore

Nella prima lettura incontriamo un personaggio affascinante: Apollo. È un uomo brillante, eloquente, un esperto delle Scritture. Il testo dice che era «fervente». Si potrebbe pensare che abbia tutto a suo favore, eppure gli manca l'essenziale: conosce solo il battesimo di Giovanni. Ciò significa che è rimasto allo stadio della preparazione, della morale, dello sforzo umano per rendersi «degno» di Dio. Si può essere molto religiosi, parlare magnificamente di Gesù, eppure non essere ancora entrati nella realtà dello Spirito Santo.

Un aspetto straordinario è l'umiltà di questo grande intellettuale: si lascia prendere in disparte da una coppia di laici, Priscilla e Aquila. Non gli fanno un corso di teologia, gli espongono «con maggiore accuratezza la Via di Dio». E qual è questo aggiustamento? È passare da una conoscenza su Dio a una vita in Dio. Apollo doveva capire che il cristianesimo non è una dimostrazione di forza oratoria, ma un'esperienza di vulnerabilità in cui ci si lascia abitare da un Altro, il Difensore, lo Spirito di verità. La fede, dunque, non è una prestazione ma una relazione che si affina.

Ecco una bella lezione per noi. A volte siamo come Apollo: abbiamo molto fervore, ma il nostro «cammino» manca di precisione; pensiamo ancora che tutto poggi sulle nostre spalle o sulla nostra capacità di convincere. Ma dobbiamo capire che il vero servizio che possiamo rendere agli altri è quello di Apollo dopo il suo cambiamento: dimostrare che Cristo è vivo non con parole brillanti, ma con una vita che è stata toccata dalla grazia. Per testimoniare il Cammino, bisogna prima accettare di essere «spiazzati» dallo Spirito, che «soffia dove vuole» (Gv 3, 8).

Secondo Punto: Chiedere nel Suo Nome: l'identità del figlio

Nel vangelo, Gesù ci dice una frase che spesso abbiamo inteso come una formula magica: «Qualsiasi cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà». In effetti, finiamo le nostre preghiere con questa frase, a volte meccanicamente. Ma cosa significa chiedere «nel Nome di Gesù»? Nella cultura biblica, il nome è la persona stessa. Chiedere nel Nome di Gesù significa chiedere «all'interno» della relazione che Gesù ha con Suo Padre. È pregare non come un cliente che chiede un servizio, ma come un figlio che condivide gli interessi di suo padre.

Gesù provoca i discepoli dicendo: «Finora non avete chiesto nulla nel mio nome». Se guardiamo a noi stessi, spesso passiamo le giornate a chiedere cose: salute, lavoro, pace, soluzioni ai problemi... E Gesù ci dice: «non avete chiesto nulla». Cosa significa? Accade spesso che chiediamo oggetti e risultati, mentre Egli vuole donarci la Gioia: la gioia perfetta non consiste nell'ottenere ciò che si vuole, ma nel ricevere ciò che Dio è. Chiedere nel Suo Nome significa chiedere ciò che lo Spirito Santo sussurra in noi: la sete del Padre.

È qui che la preghiera diventa un luogo di verità: se chiedo qualcosa che mi separa da Dio o che nutre il mio ego, non sto chiedendo nel Nome di Gesù. Pregare nel Suo Nome è dire: «Padre, guardami attraverso Tuo Figlio, e dammi ciò che Egli stesso desidera per me». La gioia diventa perfetta quando il nostro desiderio e il desiderio di Dio diventano uno solo. È la fine della frustrazione dell'orfano che teme sempre di mancare di qualcosa; il figlio, invece, chiede con la certezza che tutto ciò che appartiene al Padre è già suo.

Terzo Punto: L'amore diretto del Padre e la fine della paura

Ecco il cuore della rivelazione di oggi: «Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato». Gesù rompe un'immagine di Dio ancora molto radicata: quella di un Dio che bisognerebbe ingraziarsi, calmare o persuadere; o di un Gesù che dovrebbe fare da scudo tra noi e un Padre severo. Gesù non è un mediatore che «convince» Dio ad amarci; Egli è la prova che Dio ci amava già.

«Non vi dico che io pregherò il Padre per voi». Gesù ci dice che abbiamo un accesso diretto, e questo è lo scopo ultimo di tutto il tempo pasquale: farci entrare nella libertà dei figli di Dio. Se domenica scorsa ci ha promesso di non lasciarci orfani, è perché ci restituisce il nostro posto alla tavola del Padre. L'amore di Dio per te non è una ricompensa per i tuoi meriti, è un riconoscimento della tua appartenenza: poiché ami il Figlio, il Padre ti riconosce come Suo proprio figlio.

Infine, il movimento di Gesù è il nostro stesso itinerario: «Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre». Ecco la traiettoria di ogni vita umana. Non siamo prodotti del caso lanciati in un mondo assurdo: veniamo dall'Amore e torniamo all'Amore; capire questo è la fine dell'angoscia! Il mondo non è più un luogo di esilio, ma il terreno dove impariamo ad amare per poter, un giorno, parlare «apertamente» con il Padre. Il Difensore, lo Spirito di Verità, è colui che ci aiuta a portare questa realtà: siamo già amati, ora, totalmente, senza condizioni.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La meditazione di questo sabato ci invita a unificare la nostra vita sotto lo sguardo di un Padre che ci attende.

  • In primo luogo, impariamo l'umiltà di Apollo. Non temete di lasciarvi correggere o aggiustare dagli altri, anche da chi vi sembra «meno esperto» di voi, perché spesso Dio passa attraverso le relazioni fraterne quotidiane per mostrarci che la nostra «Via» manca di precisione. Chiediamoci: cosa sta cercando di rettificare lo Spirito nel mio modo di amare o di pregare oggi?

  • In secondo luogo, cambiamo il nostro modo di chiedere. Non facciamo più a Dio una "lista della spesa". Proviamo a pregare «nel Nome di Gesù». Prima di chiedere qualsiasi cosa, diciamo: «Signore, cosa chiederesti Tu per me in questa situazione?». Vedremo che la nostra preghiera si semplificherà e la gioia crescerà, perché non cercheremo più solo una soluzione, ma una Presenza.

  • Infine, riposiamo nell'amore diretto del Padre. Prendiamoci due minuti oggi per chiudere gli occhi e dirci semplicemente: «Il Padre stesso mi ama». Non perché sono stato bravo, non perché non ho peccato, ma perché sono Suo figlio. Lasciamo che questa verità bruci le nostre paure: non siamo più orfani, siamo a casa.


Preghiera

Signore Gesù, Ti ringrazio per avermi rivelato il volto di Tuo Padre. Grazie per avermi insegnato che non ho bisogno di essere perfetto per essere amato, ma che mi basta rimanere in Te.

Perdona il mio orgoglio di Apollo quando penso di sapere tutto, e dammi l'umiltà di lasciarmi condurre sulla Via da coloro che metti sul mio cammino. Vieni ad aggiustare la mia fede affinché diventi una vera amicizia.

Padre, mi getto nelle Tue braccia. Credo che Tu mi ami direttamente. Togli dal mio cuore ogni traccia di paura servile. Insegnami a chiederti il Tuo stesso Spirito, affinché la mia gioia sia perfetta. Che io viva questa giornata nella certezza che vengo da Te e ritorno a Te, e che nulla, assolutamente nulla, può separarmi dal Tuo amore. Amen.

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