Solennità dell'Ascensione del Signore

 

L'Ascensione di Cristo | Salvador Dalí | 1958

L'Ascensione: l'assenza che diventa presenza totale

Letture della Messa: At 1, 1-11; Salmo 46/47; Ef 1, 17-23; Mt 28, 16-20

Celebriamo oggi un mistero che, a prima vista, potrebbe lasciarci un gusto di nostalgia o di tristezza: Gesù se ne va. Dopo aver attraversato la morte, dopo aver trascorso quaranta giorni a insegnare nuovamente ai discepoli a riconoscerlo nel pane spezzato e nelle piaghe gloriose, eccolo sottrarsi ai loro occhi. Eppure, se ascoltiamo bene la liturgia, l'Ascensione non è una festa di addio, ma la festa di una vicinanza nuova: è il momento in cui il Cristo cessa di essere «accanto» a noi per diventare «in» noi. Per capire questo, dobbiamo salire su quel monte della Galilea di cui parla san Matteo e accettare di guardare in faccia i nostri dubbi, perché è lì che tutto comincia.

Primo Punto: L'appuntamento sul monte della fragilità

L’Evangelo di oggi ci dice che gli undici discepoli si recano in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato, e questo dettaglio è cruciale: la Galileia, infatti, è il luogo della prima chiamata, il luogo della vita ordinaria, lontano dallo sfarzo di Gerusalemme. Gesù li riporta alla sorgente, e là, sul monte — questo luogo biblico dell'incontro con Dio — accade qualcosa di incredibilmente umano: «Quando lo videro, si prostrarono, ma alcuni dubitarono».

Fermiamoci un istante su questo dubbio: è sconvolgente. Abbiamo qui degli uomini che hanno visto il Risorto, che hanno mangiato con lui, eppure, al momento ultimo, la fragilità umana riprende il sopravvento, e questo dovrebbe rassicurarci profondamente. La missione della Chiesa non poggia su superuomini dalle certezze incrollabili, ma poggia su uomini e donne che adorano pur tremando, che credono pur dubitando. E Gesù non rimprovera questo dubbio, Egli se ne serve; il testo ci dice che Egli si avvicina a loro. Questo movimento di Gesù è magnifico, perché Egli viene a colmare la distanza che il nostro dubbio aveva creato. L'Ascensione non comincia con una salita eroica, ma con la vicinanza di un Dio che viene a toccare le nostre esitazioni! Egli ci dice: so chi siete, so che siete fragili, ed è precisamente a voi che affido il mondo.

Secondo Punto: Il cielo non è un luogo, è una Persona

Nella prima lettura, vediamo Gesù elevarsi e una nube sottrarlo agli occhi dei discepoli. Per la nostra mente moderna, questo sembra un viaggio spaziale, ma per la Bibbia, la nube è la Shekinah, la presenza di Dio che abitava il Tempio: Gesù non entra nelle nuvole, egli entra nello spazio di Dio. San Paolo, nella lettera agli Efesini, ci dice che Dio lo ha fatto sedere alla sua destra nei cieli. Ma dov'è la destra di Dio? È ovunque.

Il Papa Benedetto XVI ci spiegava che il cielo non è un posto sopra le stelle, è Cristo stesso. Salire al cielo, per Gesù, significa entrare nella potenza e nella presenza del Padre. Ora, Dio è ovunque: «salendo», Gesù non si allontana geograficamente, ma si emancipa dai limiti dello spazio e del tempo. Finché era sulla terra, era in un solo luogo alla volta: se era a Gerusalemme, non era a Roma. Entrando nella gloria del Padre, egli diventa disponibile per ogni essere umano, in ogni secolo, in ogni stanza d'ospedale, in ogni momento di solitudine… L'Ascensione è l'invasione della terra da parte del cielo: il Cristo se ne va per poter bussare alla porta di ogni cuore.

Terzo Punto: Il potere che è solo amore

Nell’Evangelo, Gesù dichiara: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra». Questa parola, «potere», più che dominazione è il potere di Colui che ha lavato i piedi ai suoi discepoli; è il potere di colui che ha dato la sua vita sulla Croce, è infine il potere della risurrezione che spezza i chiavistelli della morte.

Questo potere è il fondamento della nostra speranza, come sottolinea san Paolo nella seconda lettura: se tutto è sotto i Suoi piedi, ciò significa che il male, l'odio e persino la morte non hanno più l'ultima parola. Paolo ci ricorda ancora che la Chiesa è il suo corpo, il compimento totale del Cristo, il che significa che il potere del Cristo passa ormai attraverso di noi. L'Ascensione, allora, ci responsabilizza! Infatti, Gesù non ci lascia come spettatori passivi che attendono il suo ritorno guardando le nuvole, Egli ci delega la sua propria autorità per guarire, per consolare, per liberare. Il potere del Cristo sulla terra è ormai la tua capacità di amare, la tua capacità di perdonare, la tua capacità di essere un segno della sua presenza… Egli regna attraverso le nostre mani.

Quarto Punto: Andate, battezzate, insegnate: la missione come dilatazione del cuore

«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli»: è l'ordine di missione. Dunque, niente proselitismo, niente conquista di territori, ma «fate discepoli». Un discepolo è qualcuno che si lascia trasformare da un maestro, qualcuno che entra in un'amicizia. E battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo non è solo compiere un rito, è immergere gli uomini nell'oceano dell'amore trinitario, lasciarsi raggiungere dalla salvezza di Dio.

È qui che la seconda lettura si ricongiunge all'Evangelo; infatti, Paolo chiede per noi uno spirito di sapienza affinché conosciamo quale speranza ci apre la sua chiamata. La missione, allora, non è un fardello, ma deve essere il risultato/conseguenza di un traboccare di gioia. Non si evangelizza perché si deve farlo, ma perché si è scoperto un tesoro così grande che non si può tenere per sé. Insegnare a osservare tutto ciò che Gesù ha comandato non è imporre una morale pesante, ma è insegnare agli uomini l'arte di vivere come uomini liberi, a non sprecare la propria vita, l'arte di vivere secondo il Discorso della Montagna. La missione, infine, è offrire al mondo la linfa della vite che abbiamo meditato in questi ultimi giorni.

Quinto Punto: L'Emmanuele, colui che resta

La conclusione dell'Evangelo di Matteo è una delle frasi più vertiginose di tutta la Bibbia: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»; è il punto finale e il punto di partenza! Matteo aveva iniziato il suo Evangelo dicendoci che Gesù era l'Emmanuele, Dio con noi, e finisce confermando che questa promessa non era una parentesi storica di trentatré anni, ma una realtà eterna.

Gli angeli nella prima lettura chiedono agli apostoli: «Perché state a guardare il cielo?». È una domanda anche per noi: non cerchiamo Gesù in un'astrazione lontana; non cerchiamolo in un passato nostalgico; Egli è qui. Gesù è lì nella Parola che ascoltiamo, è lì nell'Eucaristia che riceviamo, è lì nel povero che serviamo… L'Ascensione non crea un vuoto, crea un'urgenza di presenza. È perché egli è in cielo che è più vicino a me di quanto io lo sia a me stesso. Egli è «tutti i giorni» lì, anche i giorni di grigiore, anche i giorni di dubbio, anche i giorni in cui abbiamo l'impressione di aver fallito. La sua presenza non è una ricompensa per i nostri meriti, ma è una garanzia per il nostro cammino.


Conclusione e applicazione per la nostra giornata

L'Ascensione ci invita a vivere con i piedi per terra e il cuore in cielo, e questo è il segreto dell'equilibrio cristiano. Per mettere questo in pratica nella nostra vita, vi suggerisco tre cammini semplici:

  • In primo luogo, lasciare lo sguardo nostalgico. Non piangere su un Dio che sembra assente o su una Chiesa che sembra fragile, ma guarda il Cristo che si avvicina a te oggi, anche nei tuoi dubbi. Ricordati che è attraverso la tua fragilità che egli vuole manifestarsi; scegli di dargli fiducia precisamente là dove ti senti più limitato.

  • In seguito, diventare le mani di Cristo. Poiché Gesù è il capo e noi siamo il suo corpo, egli non ha più altre mani se non le nostre per benedire e consolare. Oggi, compi un atto concreto di servizio, affinché il tuo prossimo possa sentire, attraverso la tua dolcezza o il tuo ascolto, che il Cristo non se n'è andato, ma che abita ancora in mezzo a noi.

  • Infine, vivere nella certezza della sua Presenza. Quando ti sentirai solo o scoraggiato, ripeti questa frase: «Egli è con me tutti i giorni». Non è una formula magica, è la realtà più profonda della tua esistenza. Lascia che questa certezza apra gli occhi del tuo cuore perché tu possa vedere la luce della sua speranza in ogni situazione della tua giornata.

Preghiera

Signore Gesù, Tu che Ti elevi nella gloria del Padre, Ti rendo grazie per questo mistero della Tua Ascensione. Grazie per non avermi lasciato orfano, ma per avermi promesso il Tuo Spirito affinché io sia Tuo testimone.

Perdona i miei dubbi e i miei momenti in cui resto fissato a guardare il cielo, aspettando che le soluzioni cadano dall'alto mentre Tu mi chiami ad agire quaggiù. Vieni ad aprire gli occhi del mio cuore affinché io possa contemplare la Tua presenza invisibile ma reale al mio fianco.

Padre della gloria, donami questo spirito di sapienza affinché io conosca veramente Tuo Figlio. Fa' di me un membro vivo del Suo corpo, la Chiesa. Che io non tema nulla, perché so che Tutto il potere è nelle Sue mani e che la Sua vittoria sulla morte è già la mia vittoria. Che il Tuo amore trabocchi dalla mia vita oggi, affinché coloro che incontrerò possano riconoscerTi vivo in me. Fino al giorno in cui Ti vedrò faccia a faccia, nella pienezza della Tua gioia. Amen.

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