Venerdì della Settima Settimana del Tempo Pasquale [Italiano]

Raffaello, L'incarico di Cristo a Pietro, disegno per un tappeto, 1515-1516, Londra

La ricostruzione del cuore e il segreto della fedeltà

Letture della Messa: At 25, 13-21; Salmo 102/103; Gv 21, 15-19

Siamo quasi giunti al termine di questa settima settimana del tempo pasquale. Domenica scorsa, la liturgia ci faceva entrare nell'intimità della preghiera sacerdotale di Gesù, dove Egli alzava gli occhi al cielo per consacrarci nella verità e consegnarci nelle mani del Padre. Il cuore di questo messaggio domenicale era la certezza confortante della nostra appartenenza: non siamo più orfani, siamo custoditi e protetti dal Nome santissimo di Dieu nel mezzo delle realtà concrete del nostro mondo.

Oggi, in questo venerdì, questa custodia divina assume un volto molto preciso, quello della Misericordia che guarisce la nostra storia. Infatti, il Vangelo di oggi ci conduce su una spiaggia, al mattino presto, per mostrarci come lo Spirito Santo incolli – si potrebbe dire – i pezzi delle nostre vite spezzate, al fine di fare di noi dei testimoni autentici della risurrezione.

Primo Ponto: Il dibattito del mondo di fronte al Vivente

Nella prima lettura degli Atti degli Apostoli, il governatore romano Festo espone la situazione di Paolo al re Agrippa. Festo osserva la situazione con lo sguardo esterno, pragmatico e un po' distaccato tipico del funzionario imperiale qual è. È profondamente imbarazzato perché gli accusatori di Paolo non portano alcuna accusa seria. Riassume l'intera vicenda come un grande malinteso riguardo alla loro fede: «avevano soltanto con lui alcune discussioni sulla loro propria religione e su un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo».

Per Festo si tratta di una stranezza culturale, una discussione inutile su un uomo del passato. Ma per Paolo, ovviamente, non si tratta di una teoria: Gesù è l'ancora della sua esistenza; è proprio perché Gesù è vivo che Paolo accetta le catene, la prigione e il tribunale senza mai tremare, perché è certo di non essere solo. La fede non comincia quando seguiamo una filosofia morale, ma quando incontriamo Colui che è vivo per sempre. Se Cristo rimane per noi un'idea lontana, la nostra vita spirituale sarà sempre arida e ansiosa; ma se lasciamo che lo Spirito Santo ci ricordi la Sua presenza reale, i nostri limiti concreti smettono di essere vicoli ciechi per diventare il luogo in cui si manifesta la sua potenza.

Secondo Ponto: La domanda che brucia il rimorso

Questa certezza del Vivente esplode in modo sconvolgente sulla riva del mare di Tiberiade. Nel Vangelo di oggi, i discepoli hanno appena condiviso un pasto a base di pesce alla griglia con Gesù. È un momento di pace, ma per Simon Pietro c'è un peso invisibile che gli schiaccia il cuore. Infatti, è la prima volta che si ritrova a tu per tu con il Signore dopo la notte tragica della Passione. Pietro, in questo dialogo, ricorda il cortile del sommo sacerdote, il fuoco di brace, il suo triplice rinnegamento e il canto del gallo. Si sente squalificato, indegno di essere lì, chiuso nella colpevolezza del suo tradimento.

Gesù si avvicina allora e gli pone questa domanda lancinante, ripetuta tre volte: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Il testo ci dice che Pietro rimase addolorato perché la domanda era stata posta per la terza volta. Questo dolore non è una vendetta di Gesù che vorrebbe fargli pagare la sua colpa, ma la delicata chirurgia della misericordia: per guarire i tre rinnegamenti che avvelenano la memoria di Pietro, Gesù deve far emergere tre confessioni d'amore. Gesù fa scendere Pietro in fondo alla sua miseria per fargli scoprire che, nonostante la sua codardia, il legame non è spezzato. Pietro, da parte sua, non risponde dicendo che ora sarà più forte e che non cadrà più, no! Egli abbandona le sue pretese e si appoggia unicamente sullo sguardo di Cristo: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Vediamo allora che la redenzione comincia là dove smettiamo di nascondere le nostre ferite per esporle alla chiarezza dell'Amore.

Terzo Ponto: L'abbandono del controllo e il vero seguito

Ciò che è straordinario in questo dialogo tra Gesù e Pietro è che ogni volta che Pietro confessa il suo amore umile, Gesù gli affida una responsabilità: «pasci i miei agnelli». Dio non sceglie uomini perfetti per guidare la sua Chiesa, sceglie uomini che hanno fatto l'esperienza di essere perdonati. E in quel momento, Gesù gli annuncia il suo futuro attraverso un'immagine forte: «quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».

Vi è qui una chiave immensa per la nostra stessa vita di preghiera e di azione. Essere giovani, spiritualmente, significa voler decidere da soli la propria santità, gestire i propri progetti per Dio e appoggiarsi sulla propria volontà: è quello che faceva Pietro prima della sua caduta. Diventare vecchi, nel senso del Vangelo, indica l'uomo maturo, colui che comprende e accetta la realtà personale e del mondo e vive nell'abbandono filiale; ogni mattina tende le mani e accetta che lo Spirito Santo guidi le nostre giornate attraverso gli imprevisti, le contrarietà o i compiti ordinari che il nostro ego vorrebbe evitare. In questo atteggiamento vediamo la fine definitiva dello spirito da orfano che vuole rendere tutto sicuro da solo. Un altro aspetto straordinario è che Gesù termina questo dialogo con la stessa parola del primo incontro con Pietro: «seguimi». Il cammino del cristiano, allora, non è più una conquista umana, è il consenso quotidiano a lasciarsi portare dalla fedeltà di un Altro.

Conclusione e applicazione per la nostra giornata

La Liturgia di questo venerdì ci invita a una riconciliazione totale con le nostre fragilità, sotto il segno della fiducia. Per realizzare questa riconciliazione, tre punti di riflessione personale:

  • Depositare il peso dei nostri rinnegamenti: Se c'è nella vostra vita una colpa passata, un rimpianto o un'abitudine al peccato che vi fa dubitare dell'amore di Dio e che vi dà l'impressione di essere indegni, ascoltate Gesù che vi interroga: mi ami? Non guardate più alla grandezza della vostra caduta, guardate alla profondità della sua Misericordia! Rispondetegli con la povertà del vostro cuore, in trasparenza, perché è lì che Egli vuole abitare.

  • Rinunciare a mettersi la propria cintura: Di fronte agli eventi della vostra vita che non avete scelto — una cattiva notizia, una stanchezza, un contrattempo —, non reagite con rabbia. Tendete le mani della vostra anima e dite al Signore: «non avrei voluto andare lì oggi, ma poiché Tu ci sei, io Ti seguo». Lasciate che la realtà quotidiana diventi il luogo della vostra obbedienza amorosa.

  • Vivere della certezza del Vivente: Non lasciatevi impressionare dai dibattiti o dallo scetticismo del mondo che spesso tratta Gesù come un morto del passato. Con la vostra mitezza, la vostra capacità di perdonare e la vostra gioia tranquilla, manifestate intorno a voi che quel Gesù rifiutato e crocifisso è Vivo in voi. Siate testimoni della Sua presenza operante in mezzo alle vostre attività ordinarie.

Preghiera

Signore Gesù, Ti ringrazio per la tenerezza infinita del Tuo sguardo. Grazie per non aspettarmi al tribunale delle mie colpe, ma per venire a raggiungermi sulla riva delle mie delusioni e delle mie lacrime per chiedermi semplicemente se Ti amo. Tu sai tutto, Signore, Tu conosci le mie miserie, le mie codardie e le mie promesse non mantenute, ma Tu sai bene che nel profondo del mio essere desidero AmarTi e seguirTi.

Perdona il mio orgoglio che vuole sempre mettersi la propria cintura, pianificare tutto e riuscire in tutto solo con le proprie forze umane. Vieni a guarire la mia memoria dalla colpevolezza che mi isola e mi fa vivere come un orfano senza tetto. Ti tendo le mani questa mattina: prendi il controllo della mia giornata, guidami dove Tu vuoi, anche se il mio ego resiste.

Spirito Santo, divino Difensore, insegnami la scienza dell'abbandono quotidiano. Fammi ricordare tutto ciò che Gesù ha detto, affinché la Sua pace custodisca i miei pensieri in mezzo al lavoro e ai rumori del mondo. Dammi la forza di attestare con tutta la mia vita che Cristo è vivo, e che la Sua risurrezione è la mia vittoria presente. Amen.

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